CETTI CURFINO su FuoriAsse

FuoriAsse

di Domenico Trischitta

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di Domenico Trischitta

Questo romanzo è anomalo, o meglio
esemplare, nasce per necessità esistenziale
e per necessità letteraria. Massimo
Maugeri, nel frattempo, ha raggiunto
una maturità espressiva e un’esperienza
tecnica non indifferente, e capisce
che un personaggio, appena trattato in
un racconto, può diventare prepotente
ed esigente al punto da pretendere di
avere più spazio, più pagine per farsi
raccontare. Ma prima del passaggio
definitivo esiste il teatro, un’attrice in
carne e ossa, Carmelinda Gentile, e un
regista sensibile come Manuel Giliberti
ne capiscono le potenzialità e lo portano
in scena sotto forma di monologo con il
titolo di “Raptus”. Cetti Curfino ora
chiede di più, sa che il suo autore ne è
affascinato, e Maugeri, come in preda a
un “raptus”, costruisce il suo romanzo
migliore, affida a questa donna carnale
e sanguigna la sua scrittura più autentica
(non è questa la vera ragione della
letteratura?). Ma Massimo Maugeri non
si ferma qui, inventa un alter ego: un
giornalista spiantato che decide di scrivere
un romanzo su questa figura femminile
che pretende di essere ascoltata,
che vuole gridare a tutti la sua innocenza,
la sua disperazione. Lo fa dal carcere,
scrive al commissario una lettera che
diventa il suo memoriale, la sua disperata
richiesta d’aiuto. E Andrea Coriano
(forse Maugeri?) rimane affascinato al
punto che il racconto di questa vicenda
diventa una missione, un’esigenza
personale, la necessità di appropriarsi
di una storia altrui per riscattare quella
sua, così normale e prevedibile. Ecco
come si presenta e si racconta Cetti:
«Intanto per incominciare è meglio che
chiariamo un punto. Io non sto scrivento
perché mi voglio fare astenuanti o
come caspita si chiamano. Questo per
me è importante che lei lo sa, commissario.
Perché tanto ora come ora, a me,
di quello che mi può succedere non me
ne forte niente di niente. E di quello che
o fatto non sono pentita. Se le scrivo è
solo per farle capire quello che a dovuto
passare una femmina come a me, che
mai mai penzavo che mi doveva finire
come mi è finita». Ma cosa ha fatto Cetti
di talmente grave? Nella voce che le dà
Maugeri appare come una vittima del
sistema, una vittima dell’ignoranza con
un linguaggio ingenuo, dialettale, ma
che cerca un riscatto umano. E a pensarci
bene Andrea Coriano non è l’alter
ego dell’autore, dissimula una verità più
profonda, l’alter ego più credibile per
uno scrittore è quello che ti inquieta di
più, il protagonista assoluto della storia,
la Cetti Curfino che ti costringe a guardarla
negli occhi, ad ascoltare la sua
vita, e che pretende di averla restituita
pulita e pura da tutti i perbenismi della
società e della morale. Perché pretende
di diventare letteratura, di rimanere
emozione per un lettore, per uno spettatore.
Massimo Maugeri ci è riuscito
bene: «…ho letto tante cose. Cominciavo
la mattina e finivo la sera. Tutto il tempo
libero che avevo, lo dedicavo alla lettura.
Ho letto di tutto. Guerra e pace e Anna
Karenina di Tolstoj, Delitto e castigo di
Dostoevskij, David Copperfield di Dickens,
I promessi sposi di Manzoni, La
ricerca di Proust, Il conte di Montecristo
di Dumas, I nostri antenati di Calvino
e altri libri. Ne ho letti più di venti. A
volte non ci capivo un tubo, ma io andavo
avanti lo stesso. E ogni volta che
tipo trovavo una parola che non conoscevo,
cosa che mi succedeva spesso,
mi prendevo il vocabolario e cominciavo
a cercare».