CETTI CURFINO su Avvenire

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Maugeri convince ancora con una donna simbolo di una Sicilia spietata

di Bianca Garavelli

In una Sicilia che non trova pace, una donna vessata dalla sorte e da una società spietata diventa il simbolo della sopraffazione subita dal genere femminile. E della sua capacità di riscatto e rinascita. Cetti Curfino è il nuovo romanzo di Massimo Maugeri, che la Sicilia ben conosce (è nato a Catania nel 1968), e sa raccontare in modo emozionante. Ma il cuore del romanzo, o meglio ciò che più sta a cuore a Maugeri, è la constatazione che, ancora oggi, le donne sono costrette a portare un peso di dolore e umiliazione molto grave. “La donna è il negro del mondo” recita in epigrafe il titolo di una canzone di John Lennon, poco nota oggi perché quando uscì, nel 1972, suscitò polemiche tali da essere censurata in tutte le trasmissioni radiofoniche. Non solo per l’uso politicamente scorretto dell’aggettivo nigger, “negro”, ma per il suo provocatorio contenuto, in cui Lennon si rivolge a tutti i maschi, includendo se stesso, per evidenziare le angherie che fanno subire alle loro compagne, per esempio imponendo loro comportamenti a cui non possono ribellarsi, pena l’accusa di mancanza di amore. E la storia di Cetti Curfino è vista proprio da un personaggio maschile, il giornalista velleitario Andrea Coriano, orfano quasi disoccupato, costretto a vivere con la zia Miriam perché non in grado di mantenersi con gli scarsi compensi del giornale a cui collabora. Attraverso le sue parole, il suo desiderio di conoscere meglio Cetti, il fascino che esercita la sua bellezza “ferale” su di lui, entriamo nel mondo di questa donna ferita e calpestata. Tutto inizia da un’intervista propedeutica alla stesura di un libro biografico, che Andrea sente l’urgenza di scrivere: vuole raccontare come Cetti, dopo aver perso il marito (caduto da un’impalcatura nel cantiere in cui lavorava in nero), nonostante i suoi disperati sforzi di trovare un lavoro, non riesca a mantenere sé e il figlio adolescente, e sia costretta a prostituirsi per pochi soldi. Fino a commettere un delitto che la trascina in carcere. Il racconto di Andrea è intervallato dagli stralci di una lunga lettera che Cetti ha indirizzato al commissario da cui è stata arrestata: scopriamo così il suo linguaggio personalissimo, un misto di siciliano e italiano sgrammaticato, con cui esprime il dolore, la rabbia, e l’incredulità per il suo stesso modo di interagire con il mondo. Cetti a poco a poco matura una ribellione all’ingiustizia che dilaga nella sua vita, mentre il suo rapporto con il figlio Sebastiano detto Seby, che «nato storto» ha preso la via della malavita, peggiora inesorabilmente. Fino a una tragica e inattesa conclusione. La sensibilità speciale di Andrea è la lente perfetta per leggere l’anima di questa donna, che ha una tale forza da riuscire a cambiargli la vita. Guidandolo verso un bene in cui lui stesso non riusciva più a credere. Romanzo originalissimo di doppia formazione, Cetti Curfino ci svela le brutture di una società che non ha rispetto per i suoi ultimi, donne o uomini che siano, confermandoci un Maugeri ottimo narratore dopo la già convincente prova di Trinacria Park.

[da Avvenire del 22 agosto 2018]

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