CETTI CURFINO su “Tuttolibri” – La Stampa

DONNE CORAGGIO / MASSIMO MAUGERI

02-06-2018

Cetti non sa che cosa sia #MeToo, ma non si lascerà mai più umiliare
Bella di una «bellezza ferale», una donna del popolo che ha perso il marito in un incidente sul lavoro si trova sola con un figlio. Il cognato le consiglia di fare la «buttanazza», lei sceglie un’altra strada, che la porta in galera. Da lì scrive «quello che a dovuto passare una femmina come a me»

AMEDEO LAMATTINA

A volte è più facile riscattare e criticare la vita degli altri. Fare la stessa cosa con la propria vita può diventare un’impresa complicata e dolorosa se sembri segnato da un destino ineludibile. Se poi sei una donna del popolo e ti arriva una telefonata per comunicarti che tuo marito, muratore in nero, italiano e non migrante, è volato come un angelo disgraziato da una impalcatura senza protezione, allora hai poche possibilità. Cetti Curfino potrebbe fare la buttanazza, come le suggerisce il cognato che intanto le «munge le minne» per dieci euro, poi cala a cinque perché il marito della sorella è un altro sfigato e violento con la moglie. E mentre lui munge, lei piange e assaggia le sue lacrime salate, «il sale del dolore». Potrebbe chiedere un posto di lavoro per il figlio, ora orfano, al politico a favore del quale il marito aveva fatto la campagna elettorale per anni e anni. Cetti, dotata di «una bellezza ferale», di quelle che toglie il fiato, sceglie la strada che la porta in una cella. Massimo Maugeri ci conduce dentro questa prigione, ci fa entrare nella testa di una donna che concentra l’umiliazione e la disperazione di milioni di donne alla ricerca della propria dignità. Troppo spesso trovano violenza, abusi sessuali, gelosia morbosa, come i casi di femminicidio dimostrano. Non è un’attrice in cerca di successo nel letto di un produttore maiale; Cetti Curfino non sa cosa sia #MeToo; è una donna invisibile che prima sopporta in silenzio poi urla e tira fuori gli artigli. Il paradosso è che non lo fa per lei, ma per il figlio, un ragazzo ottuso che la odia e la ripudia perché ha il suo onore da salvaguardare. Non la vita che Cetti sacrifica per lui e lui solo. Allora in quella cella le rimane solo la parola scritta come catarsi. Scrive al commissario Ramotta usando un colorito linguaggio parlato, uno slang siculo-italiano, con errori grammaticali e ortografici compresi. È la parte più riuscita del romanzo. Lei racconta non per giustificare il crimine commesso. «Se le scrivo è solo per farle capire quello che a dovuto passare una femmina come a me, che mai mai penzavo che mi doveva finire come mi è finita». Poi c’è il goffo tentativo di riscatto di un giornalista free-lance, Andrea Coriano, pagato sei euro (lordi) a pezzo da un sito web (tariffe reali che umiliano tanti giovani con il sacro furore del giornalismo). Andrea vuole raccontare in un libro la storia di Cetti Curfino e la va trovare. Intanto sbarca il lunario accompagnando (a pagamento) la zia e le sue amiche a fare shopping in un centro commerciale. Anche Andrea è alla ricerca di un riscatto, professionale ed esistenziale. E lo cerca dentro la cella dove è rinchiusa quella creatura bella e sfortunata. Ma per fare il giornalista che sfida i cattivi e i violenti bisogna avere gli attributi. Dimostrerà di averli? Non mancano le sorprese nel libro di Maugeri, che nasce da una pièce teatrale e sa calarsi nella testa e nel dolore di una donna vessata e condannata. Il j’accuse di un uomo scagliato contro gli uomini stessi. Azzardando, con un eccesso storico più che letterario, un esergo tratto dall’incipit di una canzone di John Lennon del 1972, motivo di polemiche così accese che venne esclusa dalle radio. Faceva così: la donna è il negro del mondo. Sì, lo è, pensaci, fai qualcosa. —

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Ideatore del blog letteratitudine.it Massimo Maugeri, è nato a Catania nel 1968. Tra i suoi romanzi, «La coda di pesce che inseguiva l’amore» (Sampognaro & Pupi), «Viaggio all’alba del millennio» (Perdisa Pop), «Trinacria Park» (e/o)

(Da “Tuttolibri” – “La Stampa” del 02 giugno 2018)

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