CETTI CURFINO su Vivere – “La Sicilia”

L’intervista

Massimo Maugeri: «Cetti, la negra del mondo»

11/05/2018 – 13:52

di Domenico Trischitta

Nel suo ultimo romanzo “Cetti Curfino” (La nave di Teseo), lo scrittore catanese dipinge un personaggio femminile vittima di un destino sempre peggiore ma anche carnefice perché autrice di un crimine: «Una donna che non si fa schiacciare dalle tragedie della vita»

I temi affrontati in “Cetti Curfino” sono tanti: gli abusi sessuali, le morti bianche sul lavoro, la disoccupazione giovanile, la vita in carcere, la diversa percezione della giustizia. La voce di Cetti dà origine a un vero e proprio linguaggio che non è né siciliano, né italiano: «Mi verrebbe da definirlo “cetticurfinese”: un impasto intriso di italianizzazioni di espressioni dialettali ed errori strampalati che fa sorridere, nonostante la drammaticità degli eventi narrati»

Massimo Maugeri

Cetti Curfino (La nave di Teseo) di Massimo Maugeri è un romanzo travolgente, avvincente, e la sua protagonista è uno di quei personaggi che difficilmente dimenticheremo. Innanzitutto per la sua bellezza ferina, la sua fierezza e allo stesso tempo la sua fragilità; poi ci sono i quartieri popolari catanesi, la voracità e la decadenza di una città avvitata su se stessa, con tutte le sue contraddizioni e attrazioni. Dopo Trinacria Park (E/O) Maugeri spiazza i suoi lettori in maniera sorprendente e ci restituisce un ritratto femminile esemplare.

Maugeri, ce la descrive bene questa Cetti Curfino?
«È una bella quarantenne nata e cresciuta in quartiere problematico della città. È una donna orgogliosa e di carattere, una di quelle che non si piega di fronte alle avversità. Quando, però, le muore il marito a causa di un incidente di lavoro, le cose cambiano. La vita, già precaria, comincia a diventare sempre più difficile e si ritrova in ginocchio, con un figlio adolescente da portare avanti. Cercherà di farcela nonostante tutto, ma il destino avverso avrà la meglio e si ritroverà a commettere un crimine gravissimo e non preventivato, che, in un certo senso, le darà il colpo di grazia (anche se non si darà per vinta). Stiamo parlando, dunque, di un personaggio che è al tempo stesso vittima e carnefice. Sullo stato di vittima di Cetti Curfino pesa anche la “condizione femminile”, che rende tutto ancora più drammatico. Non è un caso se ho scelto di inserire come epigrafe del libro alcuni versi tratti da una canzone di John Lennon del 1972: “Woman is the nigger of the world”».

Cetti Curfino

In questo romanzo la sua scrittura cambia in maniera decisiva, o forse è la storia che ha condizionato emotivamente il narrare?
«La mia scrittura è camaleontica e faccio del mio meglio per metterla al servizio delle storie che desidero narrare. Nel caso di questo libro c’è un doppio registro linguistico: da un lato la voce sgrammaticata ed estemporanea di Cetti, espressa soprattutto attraverso una lettera che invia al commissario di polizia che l’ha arrestata (dove tenta di spiegare le proprie ragioni), dall’altro quella più compassata e aulica del giovane giornalista Andrea Coriano (che vorrebbe raccontare la storia della Curfino in un libro). La voce di Cetti dà origine a un vero e proprio linguaggio che non è né siciliano, né italiano. Mi verrebbe da definirlo cetticurfinese: un impasto intriso di italianizzazioni di espressioni dialettali ed errori strampalati che fa sorridere, nonostante la drammaticità degli eventi narrati».

Ci sono molti spunti di riflessione. Quale quello che preme di più?
«I temi affrontati sono tanti: gli abusi sessuali, le morti bianche sul lavoro, la disoccupazione giovanile, la vita in carcere, la diversa percezione della giustizia. Su tutto, forse, si erge l’esigenza di provare a risollevarsi, di non farsi schiacciare dalle tragedie della vita».

Cetti Curfino è una donna di carattere, una di quelle che vediamo percorrere le strade di Catania. E’ ispirato ad un personaggio reale?

«No. È un personaggio inventato, ma credo che, come giustamente sottolineato, nella vita reale potremmo incontrare tante donne che vivono situazioni di disagio simili a quelle raccontate nel romanzo».

Due mondi che s’incontrano, quello di Cetti e quello di Andrea Coriano. Cosa viene fuori da questa alchimia?
«Sono due mondi e due personaggi diversissimi. Credo che questa loro diversità – che si traduce spesse volte nella messa in scena di “situazioni forti” capaci in alcuni casi di commuovere, in altri di far ridere – sia uno dei punti di forza del romanzo. Entrambi, però, sono accomunati dalla ricerca di una forma di riscatto attraverso la scrittura».

Cosa si aspetta da Cetti Curfino?
«Che possa fare compagnia a tanti lettori, che possa coinvolgerli ed emozionarli. Più che un’aspettativa, è una speranza. Se si realizzasse, per me sarebbe il riconoscimento più bello».
Piccolo appunto personale. Uno dei racconti della mia raccolta Le lunghe notti (Avagliano editore) s’intitola “Di Cettina”, storia di un’adolescente catanese dei quartieri popolari che sogna il grande amore con Carmelo, uno che poi finirà male. Ecco, se quella ragazza fosse diventata una donna, mi sarebbe piaciuto immaginarla come la Cetti Curfino di Maugeri.

Cetti Curfino La nave di teseo Torino

“Cetti Curfino” di massimo Maugeri al centro dello stand La nave di Teseo al Salone del Libro di Torino

domtrischitta@libero.it

Il tour editoriale di Cetti Curfino
“Cetti Cufino” di Massimo Maugeri sarà presentato l’11 maggio, alle 18, alla libreria Belgravia di Torino all’interno del cartellone Off del Salone del libro di Torino, dialogheranno con l’autore Caterina Arcangelo, Rita Bertolone e Domenico Trischitta. Il 22 maggio, alle 18, presentazione alla Biblioteca Comunale di Adrano. Il 25 maggio, alle 17.30, alla Libreria Cavallotto di Catania converserà con l’autore la scrittrice e magistrato Simona Lo Iacono, effetti scenici a cura degli attori dell’Istituto del Dramma antico di Siracusa. L’8 giugno, alle 18, alla libreria Ubik di Acireale converserà con l’autore, lo scrittore e docente di letteratura Orazio Caruso. Il 9 giugno, alle 19.30, presentazione al Teatro dei Pupi Vaccaro-Mauceri di Siracusa, con Simona Lo Iacono, i pupari del teatro e l’attrice Arianna Vinci. Sceneggiatura di Simona Lo Iacono.

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