CETTI CURFINO su Sul Romanzo

Quando la scrittura guarisce. “Cetti Curfino” di Massimo Maugeri

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Quando la scrittura guarisce. “Cetti Curfino” di Massimo Maugeri

Protagonista di Cetti Curfino, nuovo romanzo di Massimo Maugeri edito da La nave di Teseo, è una donna siciliana, dai tratti mediterranei, vedova di Cesco, muratore in nero, e madre di Sebastiano, un ragazzo che dopo la morte del padre abbandona la donna al suo destino.

Il lettore viene a conoscenza delle vicende attraverso la penna della protagonista: Cetti si trova in carcere perché deve scontare una pena e scrive alcune lettere al commissario di polizia per dare una spiegazione delle azioni che l’hanno condotta alla reclusione. Maugeri riporta le confessioni della donna rigorosamente in dialetto siciliano lasciando così trasparire la genuinità della donna che mai avrebbe pensato di trovarsi in una tale situazione.

La vita di Cetti cambia in seguito alla morte del marito. Un giorno mentre si trovava a lavoro l’uomo cadde dall’impalcatura e morì sul colpo lasciando moglie e figlio sulla strada. Nessun lavoro, nessun soldo in tasca, nessun amico che potesse darle una mano, ma solo una grande solitudine che la porta a compiere azioni poco nobili, tipiche di una donna disperata la cui unica preoccupazione è quella di sfamare il figlio.

Una madre che cerca giustizia per il marito deceduto e che riceve aiuto da un perfetto sconosciuto, un giovane giornalista, Andrea Coriano, che per dare una svolta alla sua precaria vita professionale, dopo essere venuto a conoscenza della storia della donna dai quotidiani, vorrebbe darle voce raccogliendo le vicende in un libro. Andrea, trentenne freelance, vive con zia Miriam, colei che l’ha cresciuto sin dalla nascita a seguito della morte della madre durante il parto e che dimostra per tutto il romanzo una profonda preoccupazione per il nipote che non riesce a trovare una stabilità lavorativa, tanto da proporgli di lavorare come autista personale per scorrazzarla in giro con il suo gruppetto di amiche. Andrea però si mostra determinato nel seguire la sua idea di raccontare al mondo chi è Cetti Curfino e spiegare i motivi che l’hanno spinta a commettere l’omicidio per rivendicare la morte del marito. Decide di farle visita più volte in carcere per intervistarla. Per conoscere più a fondo la vita della donna incontra il figlio Sebastiano, ragazzo abbandonato a se stesso e violento che si oppone fino alla fine alla pubblicazione del romanzo: non vuole che tutti vengano a conoscenza della storia di sua madre che considera una nullità e di cui prova solo vergogna.

Quando la scrittura guarisce. “Cetti Curfino” di Massimo Maugeri

Sebbene i due protagonisti conducano vite differenti si trovano uniti da uno stesso destino in cui la scrittura diventa unica via salvifica. Andrea desidera pubblicare quel libro per riscattare la sua posizione di giornalista precario. Cetti attraverso le lettere che scrive al commissario di polizia riesce a narrare la verità.

Inizialmente la donna si oppone alla volontà del giovane protagonista: non vuole mettere carne sul fuoco, non vuole dare alle stampe quel libro fatto di intime confessioni perché l’unica cosa che desidera è uscire da prigione. Il suo unico obiettivo è quello di rivedere il figlio e prendersi cura di lui per dimenticare quel passato che l’ha portata a macchiarsi di peccati impuri.

Quando la scrittura guarisce. “Cetti Curfino” di Massimo Maugeri

Una storia che riesce a coinvolgere il lettore già dalle prime righe perché narra le vicende di una donna in cerca di giustizia in onore del marito che ha perso la vita. La narrazione risulta toccante non solo per i temi affrontati, ma anche per le modalità con cui l’autore riporta i fatti che vengono raccontati dalla voce della protagonista che parla con un italiano imperfetto, creando così un’atmosfera più informale e intima con il lettore.

L’incontro con Andrea si rivelerà una via di salvezza per Cetti: nella scrittura trova la chiave del cambiamento che, sebbene porta ad aprire cassetti pieni di ricordi delicati della sua vita, la aiuta a rinascere come donna e come madre.

Cetti Curfino di Massimo Maugeri presenta in maniera coinvolgente grandi temi di attualità: le morti sul lavoro, la vita nelle carceri, gli abusi sessuali. Narra le vicende di una donna coraggiosa disposta a tutto pur di aiutare il figlio persino a confessare a tutti le sue colpe senza vergogna, senza temere il giudizio degli altri per chiudere così il passato tra le pagine di un libro.

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Vorrei essere ricordato per questo: sono un uomo di parola”. Gianluca Barbera dialoga con Massimo Maugeri, l’ideatore di “Letteratitudine”

Giornalista della carta stampata, del web e radiofonico, scrittore, ideatore di Letteratitudine, bollettino di informazione e cultura letteraria di successo e blog letterario d’autore del gruppo L’Espresso, Massimo Maugeri è da poco in libreria con il romanzo Cetti Curfino, edito da La nave di Teseo. Siciliano, uomo intelligente, gran bella penna, persona dai modi gentili, della sua produzione letteraria ricordiamo i racconti Viaggio all’alba del millennio (Perdisa, 2011) e Trinacria Park (e/o, 2013). Ma ne saprete di più dalla sua viva voce.

libro maugeriCaro Massimo, a quanto pare tutto è nato da una voce. “Ogni storia” hai dichiarato “nasce a modo suo e non sempre è facile risalirne alle origini; ma in questo caso andò proprio così: prima di ogni altra cosa giunse la voce, poi il resto. E la voce era quella di una donna che pronunciava questa frase: «Intanto per incominciare è meglio che chiariamo un punto»”. Puoi raccontarci cosa è accaduto poi? Come è venuto tutto il resto? Puoi raccontarci la genesi del romanzo. So che tutto parte da un racconto poi diventato pièce teatrale…

Accadde che mi misi all’ascolto di questa voce. Era la voce di una donna che aveva qualcosa di importante e di urgente da raccontare. Una voce che proveniva dagli abissi della reclusione. Mentre parlava la visualizzavo con gli occhi della mente. Era una bella quarantenne con le mani aggrappate alle sbarre di una cella. Cosa aveva da dire? Cosa le era capitato? Pensai che volesse raccontare la sua storia a qualcuno, ma non a una persona qualunque. Immaginai dunque che questa donna, bella ma ignorante, stesse scrivendo una lettera proprio al commissario di polizia che l’aveva arrestata. Cominciai a scrivere cercando di captare la tonalità espressiva di questa voce, caratterizzata dal fatto che il personaggio si sforzava di riportare in lingua italiana espressioni dialettali e modi di dire comuni che aveva appreso in maniera strampalata. Venne fuori un racconto dotato di un linguaggio particolare che finì all’interno della mia raccolta Viaggio all’alba del millennio (Perdisa Pop, 2011). Qualche anno dopo fui contattato dal regista teatrale e cinematografico Manuel Giliberti. Aveva letto il racconto ed era rimasto molto colpito. Aveva il desiderio di trarne una trasposizione teatrale. Aveva in mente anche l’attrice giusta per interpretare questo personaggio: Carmelinda Gentile, la Beba del commissario Montalbano televisivo. Quando lo spettacolo andò in scena, rimasi così emotivamente travolto dall’interpretazione di Carmelinda che continuai a pensare a questo personaggio, alla mia Cetti Curfino, per mesi e mesi. Voleva altro spazio. Così, mentre lo spettacolo teatrale andava in giro per l’Italia, travalicando i confini nazionali fino a raggiungere Amsterdam, mi buttai a capofitto nella scrittura di un romanzo dove la storia di Cetti proseguiva. È stata un’esperienza bellissima. Quasi unica, direi.

Il romanzo è venuto proprio come volevi o qualcosa ti è sfuggito di mano, come spesso accade, e storia e personaggi hanno preso il sopravvento? Prima di iniziare a scrivere avevi già tutto chiaro in mente, hai definito una scaletta, o hai proceduto a briglia sciolta?

Non avevo alcuna scaletta. Né quando ho iniziato a scrivere il racconto, né quando ho iniziato a lavorare al romanzo. Cetti Curfino è il personaggio letterario più potente in cui, nella mia esperienza di scrittura, mi sono mai imbattuto finora. È sempre stata lei a condurre le danze.

Molto bello l’incipit («Appena la vide, pensò due cose. La prima: il suo era uno di quegli sguardi capaci di bloccare il respiro. La seconda: la sua bellezza era dotata di un incanto ferale»). Come ti è venuto? Ricordi il momento esatto? E hai trovato subito la lingua con cui scrivere il romanzo o ci sei arrivato per aggiustamenti?

Lo ricordo perfettamente. È stato un incipit che è venuto fuori di getto… come tutto il resto, peraltro. Ho immaginato questo giovane giornalista che va a trovare la Curfino in carcere. Appena la vede pensa quelle due cose. Il linguaggio di Cetti era già ben chiaro nella mia mente (amo definirlo con l’appellativo di “cetticurfinese”). Quello di Andrea, il giovane giornalista, è formulato in terza persona ed è venuto da sé, in maniera automatica. È un linguaggio senz’altro più forbito, ma meno caratteristico… quasi a contrapporsi a quello di Cetti.

Come descriveresti Cetti Curfino? Che tipo di donna è? E soprattutto, senza svelarci troppo, cosa nasconde, nella vita e nell’animo?

È una bellissima quarantenne che ha sempre vissuto in un quartiere popolare e disagiato di una città meridionale, che potrebbe essere la mia Catania (ma non necessariamente). È una donna ignorante perché non ha mai avuto la possibilità di studiare. In un certo senso, la sua bellezza fa da contraltare alla sua ignoranza (e questo contrasto è uno degli elementi caratterizzanti del personaggio). Eppure, nonostante la sua ignoranza, Cetti è una narratrice eccezionale. Lo è naturalmente, come dimostra (al di là degli strafalcioni) con quella lettera che invia al commissario Ramotta. La sua vita è sempre stata infarcita di stenti. Eppure Cetti – nonostante le difficoltà – riesce a farcela. Ma quando si ritrova nella condizione di vedova (con il marito, lavoratore precario in nero, che muore in un incidente nel cantiere dove presta la sua attività) tutto comincia a cambiare. Non ha il becco di un quattrino e deve crescere un figlio quattordicenne. Rimane sola e disperata. Diventa quasi inesistente rispetto a una società che a volte sembra procedere con i paraocchi. E rimane invischiata all’interno di vergognosi meccanismi famigliari da cui non riesce a sfilarsi.

Ti sei ispirato a una persona in carne e ossa? A un fatto di cronaca ben preciso?

Questa è una domanda che mi pongono in tanti. E mi sembra un buon segno. No, il personaggio e la storia sono frutto della mia fantasia. Ma temo che la storia narrata presenti aderenze molto forti con la nostra realtà. Temo che tra i meandri dei quartieri più disagiati delle nostre città, potremmo ritrovare molte persone che hanno storie che ricordano quella di Cetti Curfino.

E il giovane giornalista che la intervista sei tu, magari agli inizi? E che tipo di rapporto si instaura tra lui e Cetti Curfino?

Be’, forse sì… per certi versi Andrea potrebbe essere un mio alter ego un po’ più giovane. Per altri decisamente no. Spero, per esempio, di essere un po’ meno impacciato di lui. In ogni caso gli ho prestato i miei sensi e il mio pensiero. E mi sono dovuto documentare io al posto suo. Andrea va a incontrare Cetti Curfino in carcere perché si è interessato al caso mediatico che si è sviluppato intorno a questa donna. Vorrebbe raccontarne la storia in un libro con l’intento di mettere in risalto alcuni aspetti che ritiene non siano emersi dalla realtà processuale e che in qualche modo potrebbero riscattare, almeno in parte, la donna agli occhi della pubblica opinione. In realtà è anche alla ricerca di una personale forma di riscatto che possa attenuare la sensazione di fallimento che lo attanaglia (perché è un giornalista precario che lavora “quasi gratis”, costretto a vivere con una zia ottantenne). Quindi Andrea incontra Cetti con questo stato d’animo e, in un certo senso, finisce quasi con l’invaghirsi di lei.

Oltre a Andrea Coriano e a Cetti Curfino nel tuo romanzo c’è molto altro: carcere, morti sul lavoro, politica, corruzione, disoccupazione, prostituzione, abusi, violenza sulle donne, dipendenza dal gioco… Puoi parlarcene?

Per evitare di raccontare troppo, mi limito a dirti in maniera sintetica che questo romanzo affronta trasversalmente tutte le tematiche che hai accennato, sia attraverso la storia di Cetti Curfino, sia attraverso quella di Andrea Coriano. E dunque è fortemente aderente alla nostra contemporaneità. È un romanzo duro, dolente… ma a tratti fa sorridere (attraverso gli strafalcioni della lettera di Cetti) e a volte fa persino ridere (soprattutto con riferimento a certe scenette che hanno per protagonisti Andrea e sua zia Miriam).

In conclusione, che cosa ci racconta, dell’Italia e di noi, “Cetti Curfino”?

Quella di Cetti Curfino è senz’altro una storia siciliana. E in quanto tale, le problematiche affrontate sembrano ingigantite come se fossero state passate sotto una lente d’ingrandimento. Ma, come diceva Sciascia, la Sicilia è metafora del mondo. Credo, e spero, che questo romanzo possa mettere in risalto molte contraddizioni e distorsioni con cui – in maniera più o meno diretta – ci ritroviamo a fare i conti. Tra le altre cose racconta un’Italia in cui la mentalità clientelare è così diffusa da essere considerata come condizione normale.

Allargando il discorso, chiunque, in date condizioni, può commettere i peggiori crimini, o solo alcuni? Nelle scelte che facciamo e nelle azioni che compiamo, specie in quelle criminali o comunque moralmente condannabili, pesano più le circostanze o i fattori personali?

Credo che possano incidere (magari con percentuali diverse, a seconda dei casi) sia le circostanze, sia i fattori personali. A volte la vita ci mette con le spalle al muro, altre volte ci ritroviamo in contesti complicati da situazioni imprevedibili. Cetti Curfino, tornando al romanzo, non ha un’indole criminale. Tutt’altro. Eppure si ritrova dietro le sbarre per aver commesso un crimine gravissimo.

C’è sempre la possibilità di riscattarci da una vita “sbagliata”? Anche dalle più atroci azioni? Ti invito a immaginare le peggiori cose…

Se provo a immaginarmi le cose peggiori, mi verrebbe istintivamente di rispondere di no. Tuttavia mi viene da pensare che una possibilità di riscatto possa sempre esserci per tutti. Chi sono io per poter negare una possibilità del genere? D’altra parte si parla anche di aspetto riabilitativo della pena. È una speranza a cui credo non si debba mai rinunciare. Anche Cetti Curfino fa un’esperienza di riabilitazione, sebbene – nel corso della detenzione – dovrà fare i conti con ulteriori situazioni dolorose e difficilissime.

letteratitudineDa molti la scrittura viene vista anche come un modo per fare i conti con la propria vita, col proprio passato, e magari anche come una via per redimersi. Una sorta di esperienza catartica. Tu credi nella scrittura come personale forma di riscatto o come catarsi? In che modo può riscattarci? Concretamente, intendo…

Credo che, in generale, la scrittura possa favorire una relazione più profonda con la nostra interiorità. È un’esperienza che può essere vissuta da tutti, a prescindere dal fatto di scrivere testi destinati alla pubblicazione. Nel romanzo, sia Cetti sia Andrea (e per motivi diversi) trovano nella scrittura una personale forma di riscatto.

Che tipo di persona sei? Cosa conta di più nella vita? Cosa metti al primo posto, come valori o anche come disvalori? Cosa ami e cosa non ami?

Faccio del mio meglio per essere una persona corretta e molto rispettosa degli altri (e delle opinioni degli altri). Credo molto nel valore della condivisione. Detesto l’arroganza, la prepotenza e ogni forma di prevaricazione.

Sei una persona tollerante (nelle parole e nei fatti) o ci sono cose alle quali ti opponi in modo deciso fino quasi all’aggressività o peggio?

Mi sforzo di essere una persona molto tollerante e paziente. E lo sono quasi sempre. Essendo un essere umano anche a me capita, sebbene di rado, di perdere le staffe. Se però mi accorgo di aver sbagliato sono pronto a chiedere scusa.

I tuoi cinque libri capitali?

La Commedia di Dante. Furore di John Steinbeck. Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj. La trilogia “I nostri antenati” di Calvino (anche se sono tre libri).

Preferisci scrivere o leggere? E che altro ti appassiona nella vita?

Amo la scrittura e la lettura allo stesso modo. Se fossi costretto a scegliere, però, opterei per la lettura. Quel che potrei scrivere io non è nemmeno lontanamente paragonabile a quel che posso leggere. Amo l’arte in generale e la musica in particolare (peraltro sono uno strimpellatore di chitarra di vecchia data). Mi appassiona lo sport: le emozioni che puoi ricevere da certe imprese sportive sono impagabili.

Parliamo della tua attività di giornalista culturale. Tu hai fondato un marchio culturale di successo: “Letteratitudine”. Puoi raccontarci come è nata questa idea, questa esperienza, e come si è sviluppata e ha preso piede?

Letteratitudine nasce nel settembre del 2006, quasi per caso. Ho aperto il blog senza particolari ambizioni, ma con un’idea ben precisa. Non volevo parlare di me o proporre miei scritti. Desideravo creare (come è indicato nel sottotitolo) un luogo d’incontro tra lettori, scrittori, giornalisti e operatori culturali, librai, editori, ecc. All’epoca, peraltro, non erano ancora esplosi i social network che oggi vanno per la maggiore (Facebook, Twitter, Instagram). Cominciai a inviare una newsletter informativa a una trentina di indirizzi mail di amici che erano potenzialmente interessati. Da quel momento, grazie al passaparola, Letteratitudine crebbe in maniera impressionante. Ho alle spalle centinaia di dibattiti online incentrati sui libri e sulle tematiche da essi trattati (con il coinvolgimento diretto degli autori e l’animazione di una fittissima rete di lettori e di addetti ai lavori), giochi di gruppo sulla lettura e sulla scrittura, una sfilza lunghissima di recensioni e interviste. Adesso punto soprattutto sui contributi tematici e su una serie di rubriche animate con la collaborazione di amici scrittori, sul programma radiofonico da me curato e condotto, omonimo del blog e a esso integrato (nato nel 2009 e oggi in onda su Radio Polis e in podcast su Letteratitudine), il progetto LetteratitudineNews (una sorta di quotidiano letterario online), gli “Autoracconti” d’autore, il canale video su YouTube e tanto altro ancora. Il tutto potenziato dalle pagine e dai profili su Facebook e Twitter. Mi avvio a raggiungere il traguardo del dodicesimo anno di vita di Letteratitudine e ho in mente vari nuovi progetti. Ne approfitto, infine, per segnalare che – in occasione del decennale di vita del blog – ho pubblicato (con il contributo di decine di amici scrittori) un libro che mi sta molto al cuore e che considero come un vero e proprio laboratorio dedicato alla lettura e alla scrittura: Letteratitudine 3: letture, scritture e metanarrazioni (LiberAria, 2017).

Un’ultima domanda, che non tralascio mai. Come vorresti essere ricordato come scrittore e come uomo? Magari con una sola frase, quasi un epitaffio…

Massimo Maugeri: uno di parola.

Siamo alla fine. Con lui la macchina della verità non serviva. Sapevamo che si sarebbe sbottonato senza bisogno di artifici. E siccome anche noi siamo abbastanza di parola vi promettiamo che la prossima volta saremo più cattivi. Ma con uno come Massimo Maugeri proprio non si poteva. Sono le persone a improntare i comportamenti e non viceversa.

Gianluca Barbera

CETTI CURFINO su Global Press Italia

“CETTI CURFINO”, DI MASSIMO MAUGERI NON CONCEDE TREGUA AL LETTORE

DOPO “TRINACRIA PARK” LO SCRITTORE CATANESE SI CONFERMA MAESTRO NELLA FUSIONE DEI GENERI

di Cristina Marra

11/06/2018

 maugeriMessina. Una storia nera, forte che ti investe come un pugno e ti conquista con una carezza, è quella di “Cetti Curfino” di Massimo Maugeri che gioca abilmente sulla doppiezza e gli opposti della struttura narrativa e della caratterizzazione dei personaggi.

Il romanzo, nato da un precedente racconto e da un monologo teatrale portato in scena  da Carmelinda Gentile, ha una protagonista che attrae, affascina, commuove e fa sorridere con la sua “bellezza selvaggia, dura, di pietra. Una bellezza che bloccava il respiro. E, sì, lasciava presagire morte”.

Cetti Curfino è una donna vittima e carnefice allo stesso tempo, che sconta in carcere la pena per un crimine d’impeto, svelato dall’autore quasi alla fine del romanzo, e che la allontana dal suo unico affetto, quello per il figlio Seby. La storia della bellissima e sfortunata Cetty vuole essere raccontata dal giovane giornalista Andrea Coriano in un libro. Andrea e Cetti si incontrano due volte in carcere e i loro destini sembrano unirsi in un obiettivo comune.

La sofferta decisione di Cetti diventa momento di lunghe riflessioni per il giornalista mortificato nella sua professione e frustrato dalla mancanza di alternative oltre che da una situazione sentimentale demoralizzante. In quella donna, Andrea, avverte urgenze e attese e la voce di Cetti risuona in tutte le pagine del romanzo e si fa eco. Una voce che porta con sè sofferenze, rinunce, violenze e  soprusi e che si fa sentire attraverso le pagine di una lettera indirizzata al commissario che come in un flusso di coscienza la libera dalle sue paure e dai suoi rimorsi.

Maugeri rende la sua protagonista investigatrice di se stessa che scava nel suo passato e rivela la difficile condizione di dipendenza e costrizione vissuta nel rapporto col cognato e la giustizia che chiede per il marito morto sul lavoro.

Cetti racconta di sé e la scrittura diventa momento di riscatto e quella voce inascoltata o volutamente muta finalmente urla la sua situazione di donna vedova e madre che per fame e bisogno cede e compiere un gesto violento. Le parole impresse sulla carta non perdono la potenza dell’oralità e il vernacolo originale di Cetti incontra le parole dei testi delle canzoni di John Lennon dedicate all’universo della donna troppo spesso colpito e ferito dalla violenza e la brutalità dell’uomo che Maugeri distribuisce in una sorta di sfida col lettori. Cetti è un personaggio specchio che non solo riesce a far luce sulle sue zone oscure ma che diventa anche il riflesso di tutti gli altri personaggi che riempiono la scena narrativa.maugeri

A Cetti fa da contraltare l’anziana Miriam, zia di Andrea che lo ha allevato sin da piccolo e che è la custode di una sicilianità antica che tramanda tradizioni culinarie e rimedi di economia domestica, ma che, allo stesso tempo, rivela l’altro suo volto di donna al passo coi tempi che con le amiche non rinuncia ai centri commerciali, agli aperitivi e ai messaggi su whatsapp.

Maugeri dopo “Trinacria Park” si riconferma un maestro della parola e del sapiente miscuglio di generi in un romanzo che non concede soste e che riempie il silenzio omertoso con una voce indimenticabile , la voce di chi ha fretta e bisogno di essere ascoltato come lo vuole essere la terra siciliana  che con Maugeri diventa metafora  per raccontare la contemporaneità.

BATTUTA MEMORABILE: ” Tu non avrai mail il coraggio di ammazzare qualcheduno. Questo mi dicevo. Quanto mi sbagliavo”.

MASSIMO MAUGERI
“CETTI  CURFINO”
LA NAVE DI TESEO Editore
18,00 euro

CETTI CURFINO su La Gazzetta del Sud

 

L’ultimo romanzo di Massimo Maugeri

Lo strano dialogo tra la popolana e il giornalista

di Francesco Musolino

Dalle profondità della Sicilia emerge la voce di Cetti Curfino, la protagonista dell’omonimo romanzo dello scrittore catanese Massimo Maugeri — appena pubblicato da La Nave di Teseo — che oggi, alle ore 18.30, incontrerà i suoi lettori nella libreria cittadina La Gilda dei Narratori (Via G. Garibaldi, 56) dialogando con Cristina Marra e Roberta D’Amico. Da anni promotore culturale instancabile sul territorio e tramite il suo notissimo blog “Letteratitudine”, Maugeri costruisce un duello verbale fra Andrea Coriano, un giornalista alle prime ar-mi ma con un buon fiuto, e questa «donna prorompente, con labbra carnose, corpo colmo, occhi che rivelano abissi». I due s’incontrano dietro le sbarre. Lei, una donna del popolo «d’una bellezza ferale», con un figlio spiantato sulle spalle, ha subito la perdita del marito che lavorava in nero in un cantiere ed è fatalmente scivolata nella disperazione, fra l’incertezza del futuro e una rabbiosa voglia di rivincita sia verso una amarissima vita sia verso un politico locale, capace solo di approfittare della bontà del defunto marito. Cetti si racconta e disvela lentamente, vittima e carnefice allo stesso tempo, mescolando ironia e fiele, e a suo favore Maugeri conia una lingua povera ma ricca di sfumature, un dialetto scilianissimo e zoppicante che ne palesa la povertà e le difficoltà con cui la donna deve fare, da sempre, i conti e la sua storia affiorerà poco alla volta sotto forma di una lunga missiva autografa indirizzata al magistrato, mediante la quale Maugeri veicola un flusso narrativo che nasce da una pièce teatrale già apprezzata. Al disincanto della quarantenne Cetti, che ha colto subito le aspirazioni e i sogni di gloria di Andrea — il giornalista pagato appena sei euro a pezzo da un sito web e che per tirare a campare fa da chaperon (a pa-gamento) alla zia e alle sue amiche nello shopping in un centro commerciale — , replica con autoironia, riuscendo a blandirla. Pagina dopo pagina, con una prosa svelta, Maugeri dipana la matassa e alla resa dei conti si viene presi in contropiede da un colpo di scena finale che ca-povolge la prospettiva. Ma la verità, la nuda verità delle cose, nasconde un potere ca-tartico e liberatorio come in un valzer, un gioco a due fra i protagonisti, oscillando fra alibi e inganni, vendetta e voglia di giustizia, un romanzo strutturato sull’alter-nanza delle voci di questi due personaggi — Cetti e Andrea — che cercano nella scrittura una personale for-ma di riscatto.

7 giugno 2018

Massimo Maugeri Cetti Curfino LA NAVE DI TESEO PP. 252 EURO 18

CETTI CURFINO su “Tuttolibri” – La Stampa

DONNE CORAGGIO / MASSIMO MAUGERI

02-06-2018

Cetti non sa che cosa sia #MeToo, ma non si lascerà mai più umiliare
Bella di una «bellezza ferale», una donna del popolo che ha perso il marito in un incidente sul lavoro si trova sola con un figlio. Il cognato le consiglia di fare la «buttanazza», lei sceglie un’altra strada, che la porta in galera. Da lì scrive «quello che a dovuto passare una femmina come a me»

AMEDEO LAMATTINA

A volte è più facile riscattare e criticare la vita degli altri. Fare la stessa cosa con la propria vita può diventare un’impresa complicata e dolorosa se sembri segnato da un destino ineludibile. Se poi sei una donna del popolo e ti arriva una telefonata per comunicarti che tuo marito, muratore in nero, italiano e non migrante, è volato come un angelo disgraziato da una impalcatura senza protezione, allora hai poche possibilità. Cetti Curfino potrebbe fare la buttanazza, come le suggerisce il cognato che intanto le «munge le minne» per dieci euro, poi cala a cinque perché il marito della sorella è un altro sfigato e violento con la moglie. E mentre lui munge, lei piange e assaggia le sue lacrime salate, «il sale del dolore». Potrebbe chiedere un posto di lavoro per il figlio, ora orfano, al politico a favore del quale il marito aveva fatto la campagna elettorale per anni e anni. Cetti, dotata di «una bellezza ferale», di quelle che toglie il fiato, sceglie la strada che la porta in una cella. Massimo Maugeri ci conduce dentro questa prigione, ci fa entrare nella testa di una donna che concentra l’umiliazione e la disperazione di milioni di donne alla ricerca della propria dignità. Troppo spesso trovano violenza, abusi sessuali, gelosia morbosa, come i casi di femminicidio dimostrano. Non è un’attrice in cerca di successo nel letto di un produttore maiale; Cetti Curfino non sa cosa sia #MeToo; è una donna invisibile che prima sopporta in silenzio poi urla e tira fuori gli artigli. Il paradosso è che non lo fa per lei, ma per il figlio, un ragazzo ottuso che la odia e la ripudia perché ha il suo onore da salvaguardare. Non la vita che Cetti sacrifica per lui e lui solo. Allora in quella cella le rimane solo la parola scritta come catarsi. Scrive al commissario Ramotta usando un colorito linguaggio parlato, uno slang siculo-italiano, con errori grammaticali e ortografici compresi. È la parte più riuscita del romanzo. Lei racconta non per giustificare il crimine commesso. «Se le scrivo è solo per farle capire quello che a dovuto passare una femmina come a me, che mai mai penzavo che mi doveva finire come mi è finita». Poi c’è il goffo tentativo di riscatto di un giornalista free-lance, Andrea Coriano, pagato sei euro (lordi) a pezzo da un sito web (tariffe reali che umiliano tanti giovani con il sacro furore del giornalismo). Andrea vuole raccontare in un libro la storia di Cetti Curfino e la va trovare. Intanto sbarca il lunario accompagnando (a pagamento) la zia e le sue amiche a fare shopping in un centro commerciale. Anche Andrea è alla ricerca di un riscatto, professionale ed esistenziale. E lo cerca dentro la cella dove è rinchiusa quella creatura bella e sfortunata. Ma per fare il giornalista che sfida i cattivi e i violenti bisogna avere gli attributi. Dimostrerà di averli? Non mancano le sorprese nel libro di Maugeri, che nasce da una pièce teatrale e sa calarsi nella testa e nel dolore di una donna vessata e condannata. Il j’accuse di un uomo scagliato contro gli uomini stessi. Azzardando, con un eccesso storico più che letterario, un esergo tratto dall’incipit di una canzone di John Lennon del 1972, motivo di polemiche così accese che venne esclusa dalle radio. Faceva così: la donna è il negro del mondo. Sì, lo è, pensaci, fai qualcosa. —

 * * *

Ideatore del blog letteratitudine.it Massimo Maugeri, è nato a Catania nel 1968. Tra i suoi romanzi, «La coda di pesce che inseguiva l’amore» (Sampognaro & Pupi), «Viaggio all’alba del millennio» (Perdisa Pop), «Trinacria Park» (e/o)

(Da “Tuttolibri” – “La Stampa” del 02 giugno 2018)

CETTI CURFINO su L’Immediato / 2

l'Immediato

Cetti Curfino, la potenza del personaggio di Maugeri da Ubik.Ho prestato orecchio. La storia è venuta fuori da sola” | VIDEO

Oggi lo scrittore sarà nella Casa Circondariale di Foggia, mentre ieri ha dialogato nello spazio live della Libreria

CETTI CURFINO su La Gazzetta del Mezzogiorno / 2

Un romanzo e una storia di detenzione

Massimo Maugeri da oggi in Puglia presenta «Cetti Curfino»: incontri a Foggia, anche nel carcere

Massimo Maugeri da oggi in Puglia: sarà alla libreria Ubik di Foggia (ore 18.30) per presentare il suo nuovo romanzo Cetti Curfino, edito da La nave di Teseo. Domani, insieme a Lisa Graziano, terrà invece un incontro con i detenuti della Casa Circondariale di Foggia, anche perché il romanzo è ambientato in carcere. E infatti la storia di Cetti Curfino è quella raccontata in un romanzo potente sull’origine delle azioni umane e sul mistero di ogni delitto, costruito come un valzer tra due personaggi, due specchi – drammatici e comici – dell’essere uomini e donne in terra di Sicilia. I due protagonisti sono un giovane e spiantato giornalista, Andrea Coriano e una donna, Cetti Curfino appunto, che è finita in carcere ma si sente una vittima. Lui la incontra in carcere per raccontare la sua storia e riscattarla. I temi del libro sono molti, tra questi ovviamente la vita in carcere, la condizione femminile, gli abusi sessuali, le morti bianche e la sicurezza sul lavoro, la disoccupazione dilagante, la ricerca di una forma di riscatto attraverso la scrittura. Il romanzo nasce da una pièce teatrale di successo – giunta fino ad Amsterdam e tuttora in corso – scritta dallo stesso Maugeri con la regia di Manuel Giliberti (regista teatrale e cinematografico) e l’interpretazione di Carmelinda Gentile (nota al grande pubblico anche grazie al ruolo di Beba del Commissario Montalbano televisivo). Lo spettacolo teatrale si intitola Ratpus ed è stata proprio l’interpretazione di Carmelinda Gentile, nel ruolo di Cetti Curfino, a dare l’ispirazione a Maugeri per la scrittura del romanzo (che include le vicende narrate in Ratpus per poi ampliarle proseguendo nello sviluppo della narrazione). Giornalista e scrittore, Massimo Maugeri collabora con le pagine culturali di magazine e quotidiani. Ha ideato e gestisce «Letteratitudine» (in rete dal 2006), blog letterario d’autore del Gruppo «L’Espresso» nonché uno dei più seguiti blog letterari italiani, integrato dal quotidiano culturale online «LetteratitudineNews». Dal 2009 cura e conduce una fortunata trasmissione radiofonica culturale di libri e letteratura che ha lo stesso nome del blog, incrociando la propria voce con quella dei più noti scrittori italiani e internazionali. Ha pubblicato romanzi, racconti e saggi. Il romanzo Trinacria Park (Edizioni e/o -remio Vittorini) è stato inserito da Panorama nell’elenco dei dieci migliori romanzi italiani pubblicati nel 2013. Tra i vari riconoscimenti ricevuti: Premio Vittorini, Premio Ad-damo, Premio Martoglio, Premio Internazionale Sicilia «Il Paladino».

(Da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 30 maggio 2018)